Zimmermann e Conlon per Beethoven e Čajkovskij - Osn Rai

Zimmermann e Conlon per Beethoven e Čajkovskij

Notizie30/09/2019

 Zimmermann e Conlon per Beethoven e Čajkovskij
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Giovedì 17 ottobre all’Auditorium Rai di Torino 
Replica venerdì 18 ottobre con diretta su Radio3

Talento precocissimo, apprezzato per la brillantezza del suono e la sensibilità del tocco, ha iniziato lo studio del violino all’età di cinque anni e tenuto il suo primo concerto con orchestra a dieci. Ha una discografia sterminata e ha inciso tutti i più grandi concerti della letteratura violinistica, da Bach a Ligeti. Vincitore di numerosi riconoscimenti, fra cui il Premio Paul Hindemith di Hanau nel 2010, ha collaborato con le formazioni e i direttori più importanti al mondo. È il tedesco Frank Peter Zimmermann, protagonista del concerto dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, in programma giovedì 17 ottobre alle 20.30 (turno rosso) all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino, con replica venerdì 18 ottobre alle 20 (turno blu) anche in diretta su Radio3.

Zimmermann ha un rapporto consolidatissimo con l'Orchestra Rai, con la quale ha inciso il Concerto per violino di Ferruccio Busoni, e ha eseguito in prima italiana concerti come quelli di Matthias Pintscher e Magnus Lindberg. Dopo tanta musica novecentesca e contemporanea, al suo ritorno nella stagione 2019/2020 si presenta con uno dei capisaldi del classicismo viennese: il Concerto in re maggiore per violino e orchestra op. 61, l’unico scritto per lo strumento da Ludwig van Beethoven, di cui ricorre nel 2020 il duecentocinquantesimo anniversario della nascita. Pagina poco fortunata dal 1806 (anno di composizione) al 1844, quando il grande violinista Joseph Joachim la rese celebre sotto la direzione di Mendelssohn, porta a sommi livelli il virtuosismo concertante e l’eloquenza lirica del solista.

Sul podio, per la seconda settimana consecutiva dopo l’inaugurazione di Stagione, è chiamato il Direttore principale James Conlon, che apre il concerto con un altro capolavoro del secondo periodo beethoveniano: l’Ouverture in do minore op. 62 Coriolano. Composta nel 1807 per la tragedia omonima di Heinrich Joseph von Collin, coetaneo e amico di Beethoven, l’ouverture è in realtà concepita come un brano a sé, che idealizza in modo serrato il conflitto uomo-fato. Il leggendario condottiero romano Coriolano, diviso fra imperativo di vendetta e pietas verso la madrepatria, diventa fonte di ispirazione per il vitalismo eroico tanto caro al compositore.

Chiude la serata la Sinfonia n. 1 in sol minore op. 13 detta “Sogni d’inverno” di Pëtr Il’ič Čajkovskij. La stesura del brano, portato a termine nel 1866, procurò all’autore ventiseienne una grave depressione nervosa: al suo primo vero confronto con il genere sinfonico, Čajkovskij fu costretto a lavorare giorno e notte per mettere in piedi quella partitura che «non voleva venire». Rivista nel 1874 malgrado il successo della prima versione eseguita sotto la direzione di Nikolaj Rubinštein nel 1868, la sinfonia rispetta il rigoroso impianto classico ma accoglie improvvise esplosioni di pathos tipicamente russe, che sembrano già parlare la lingua tutta immagini dello Schiaccianoci. Il blando indirizzo programmatico suggerito dal sottotitolo si richiama alle impressioni provate durante un viaggio invernale da San Pietroburgo a Mosca.