Orchestra Rai al Teatro alla Scala di Milano per l`omaggio a Kurtág di Milano Musica  - Osn Rai

Orchestra Rai al Teatro alla Scala di Milano per l`omaggio a Kurtág di Milano Musica

Notizie16/11/2018

 Orchestra Rai al Teatro alla Scala di Milano per l`omaggio a Kurtág di Milano Musica

Dopo il fortunato debutto dello scorso anno, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai torna al Teatro alla Scala di Milano per la 27esima edizione del Festival “Milano Musica”, intitolata György Kurtág. Ascoltando Beckett. Protagonista la musica del maestro dell’avanguardia ungherese e le sue affinità con l’universo beckettiano. La serata, in programma lunedì 19 novembre alle 20.30 e in diretta su Radio3, ripropone gli interpreti e il programma – con l’aggiunta di alcuni brani pianistici di Kurtág in prima italiana o assoluta – che lo scorso 9 novembre hanno inaugurato la rassegna Rai NuovaMusica.

A guidare l’Orchestra Rai è Heinz Holliger, fra i più apprezzati oboisti del nostro tempo ma anche direttore e compositore di fama internazionale. Dedicatario di numerose composizioni per oboe, ha ampliato nel corso della carriera le possibilità tecniche dello strumento guadagnando importanti riconoscimenti a partire dai primi premi ai concorsi internazionali di Ginevra e Monaco negli anni Sessanta. Come direttore collabora regolarmente con le orchestre più prestigiose, fra cui i Berliner Philharmoniker, i Wiener Symphoniker, la London Philharmonic Orchestra e la Chamber Orchestra of Europe. In apertura di serata propone il Concerto per pianoforte e orchestra di un altro esponente dell’avanguardia ungherese, György Ligeti, che proprio dall’Orchestra Rai fu eseguito per la prima volta in Italia nel 1988. È lo stesso Ligeti a indicare i presupposti estetici alla base della stesura del Concerto: «Prediligo forme musicali che non sono tanto frutto di un’azione processuale, quanto piuttosto oggettiva: musica come tempo raggelato, come oggetto nello spazio immaginario, evocato nella nostra immaginazione dalla musica, come una creazione che si sviluppa certo nella realtà del tempo che scorre, ma in modo immaginario nella contemporaneità». A interpretarlo è chiamato il grande pianista Pierre-Laurent Aimard, il cui nome è strettamente legato a quello di Ligeti, di cui è stato collaboratore fedele e del quale ha fatto conoscere al mondo l’opera completa per pianoforte. Allievo di Yvonne Loriod e Maria Curcio, nel 1973, a soli sedici anni, vince il Concorso Olivier Messiaen ritrovandosi presto aperte le porte dell’Ensemble Intercontemporain, di cui diventa solista su incarico di Pierre Boulez. Da allora collabora con i più autorevoli compositori contemporanei, da Stockhausen a Carter, da Benjamin a Kurtág. Impegnato come docente e come interprete insieme alle orchestre e i direttori più celebri, ha conquistato importanti riconoscimenti anche per la sua attività discografica.
Integrano il programma presentato per Rai NuovaMusica alcuni brani pianistici di György Kurtág eseguiti da Aimard in prima esecuzione italiana o assoluta: Hommage à Scarlatti II für Margie Wu 60 (2011), …für Heinz… (2014), …wie soll ich …Mártának október elsejére (2014), A Tünde Szitha. Lamento in memoriam Gábor Mózes (2017), ...c’astăzi s’a născut …Márta 90 éves! (2017), Passio sine nomine (2015) e Párbeszéd. Varga Bálint 70 (2011).

A seguire Stele, prima composizione per grande orchestra di György Kurtág. Commissionata ed eseguita per la prima volta nel 1994 dai Berliner Philharmoniker diretti da Claudio Abbado, è una concisa sinfonia funebre che ricrea, secondo le parole dello stesso Abbado, «un contatto tra la vita e la morte, come avveniva nel mondo antico, quando queste due dimensioni erano molto più vicine, unite da una ritualità profonda».
Chiude la serata il Concerto per orchestra di Béla Bartók, dedicato alla memoria di Natalia Kussevitzky ed eseguito per la prima volta dalla Boston Symphony Orchestra a New York nel 1944. Capolavoro della maturità scritto durante i difficili anni del suo esilio americano, il brano attenua gli aspetti più aggressivi e arditi tipici del linguaggio dell’artista ungherese in favore di una linearità espressiva e di una cantabilità immediata che si richiama alle melodie della patria lontana.