Il ritorno di Eschenbach e Volodos con Dvořák e Beethoven - Osn Rai

Il ritorno di Eschenbach e Volodos con Dvořák e Beethoven

Notizie24/01/2019

 Il ritorno di Eschenbach e Volodos con Dvořák e Beethoven
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Torna sul podio dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai dopo il debutto della scorsa stagione Christoph Eschenbach, bacchetta fra le più illustri del panorama internazionale e Direttore musicale designato della Konzerthausorchester Berlin. Il doppio concerto è in programma mercoledì 6 febbraio alle 20 (turno blu) all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino, con replica giovedì 7 febbraio alle 20.30 (turno rosso).
 

Nato artisticamente come pianista, Eschenbach si è formato come direttore con Herbert von Karajan e George Szell ed è stato a capo di importanti formazioni come la National Symphony Orchestra di Washington, l’Orchestre de Paris, la Philadelphia Orchestra, la NDR Elbphilharmonie di Amburgo e l’Orchestra di Houston.



 

In apertura di serata propone l’ouverture da concerto Karneval in la maggiore op. 92 di  Antonín Dvořák. Tratto dal ciclo “Natura, vita e morte” cui appartengono anche Nel regno della natura e Othello, il brano è il più eseguito e apprezzato del trittico, sin da quando l’autore lo diresse prima di trasferirsi a New York nel 1892, dedicandolo all’Università di Praga che gli aveva conferito la laurea onoraria per i suoi meriti artistici. Alla base del lavoro un turbinio di danze brillanti e ritmi policromi che catturano la vita in un momento di speciale estroversione.

Segue una pagina di potente drammaticità come il Concerto n. 3 in do minore per pianoforte e orchestra op. 37 di Ludwig van Beethoven, in cui si convoglia quella dialettica di dolore e speranza che proprio nel 1800 stava per rompere gli argini dell’individuo e del suo linguaggio. A interpretarlo è chiamato il pianista russo Arcadi Volodos, di ritorno all’Orchestra Rai dopo la fortunata tournée in Germania e in Svizzera del 2014 con la direzione di Juraj Valčuha. Fuoriclasse riconosciuto in tutto il mondo, negli ultimi due decenni, grazie al virtuosismo sconfinato unito a un intenso lirismo, ha collezionato numerosi album di successo e altrettanti riconoscimenti fra cui il “Gramophone Award”, l’“Echo Klassik”, il “Diapason d’Or” e lo “Choc de Classica”. Ospite regolare nei principali teatri e sale da concerto, ha collaborato con orchestre prestigiose quali i Berliner Philharmoniker, l’Orchestra del Gewandhaus di Lipsia e l’Orchestra Reale del Concertgebouw e con direttori come Myung-whun Chung, Valery Gergiev e Seiji Ozawa.

Chiude la serata la Sinfonia n. 8 in sol maggiore op. 88 di  Antonín Dvořák, composta nel 1889 a Praga e nota come “Inglese” perché pubblicata dall’editore londinese Novello. A dispetto del titolo, è la più boema delle sinfonie di Dvořák: intrisa di ritmi e melodie popolari, possiede una radiosa luminosità rivisitata in chiave brahmsiana.